Urna cineraria

Urna cineraria etrusca del II sec. a C

 
 

La passione e l’amore per il flauto traverso ha condotto ad interpretare ciò che la civiltà etrusca ha documentato attraverso un importante incisione, famosa immagine per i flautisti e per tutti appassionati di questa cultura . Questo importante effigie, scolpita su un’ urna cineraria etrusca del II° sec. a. C., custodita presso l’Antiquarium dell’Ipogeo dei Volumni, a Perugia, raffigura l’immagine di un suonatore di flauto traverso ed è stata oggetto di studio di numerosi storici ed organologi, in particolare di Eugenio Albini, che in un articolo apparso nell’Illustrazione Vaticana, anno VIII, n° 15, Città del Vaticano, 1 – 15 agosto 1937, pag. 670. stabiliva che: ” dalla maniera come le dita chiudono i fori s’indovina che per ottenere la scala naturale” ( RE MAGGIORE).

Le mie considerazioni non dibattono se tra gli etruschi sia esistito un flauto traverso a 6 fori, se ne facessero uso e con quali finalità e del resto non abbiamo alcuna testimonianza documentale di ciò, ma la mia attenzione è rivolta all’unico documento di quel periodo, e ad esso è riferita la mia analisi che si discosta dalla tesi espressa dall’ Albini. Non ho certo l’intento di attribuire il termine “etrusco”a questo strumento ma piuttosto ritengo opportuno conferire la dicitura più realistica di ” flauto traverso dell’epoca etrusca”, in quanto la raffigurazione documentaria è collocata in questo contesto storico. La mia indagine ed i risultati pervenuti sono esclusivamente riferiti ad una “interpretazione” di carattere tecnico-strumentale. Il significato di questo risultato assume un rilevante valore estetico che induce ad un dibattito sull’uso di questo flauto, sulle modalità di impiego, sulle potenzialità espressive e comunicative di questo mezzo strumentale.Nulla sappiamo delle esecuzioni strumentali dell’epoca etrusca, delle modalità armoniche, delle strutture tonali ma conosciamo la funzione rilevante che la musica aveva in molte occasioni rituali. Ho esaminato le raffigurazioni ricercandone i contesti e le situazioni, respirato le atmosfere ed i luoghi, considerato le potenzialità espressive dello strumento, vissuto le sonorità evocative del flauto tra mito, storia e leggenda. A tutti questi aspetti si riconduce la musica che ho composto per interpretare le sonorità di una civiltà ancora oggi così misteriosa. Ciascuna composizione esprime una situazione o un contesto in cui il flauto in alabastro è unico protagonista e ” cantore” della circostanza simboleggiata. Alcuni titoli delle composizioni sono emblematici: Il canto del Sonno ( ispirato all’urna cineraria etrusca), L’usignolo, Il sogno di una vergine, Scena di caccia. Le esecuzioni sono espresse prevalentemente con il flauto traverso in alabastro di ispirazione etrusca, solo. Alcuni brani sono accompagnati da un modello esclusivo di cetra appositamente costruito, che accompagna il contenuto melodico e testuale.
La prima esecuzione dello spettacolo “Musica e Parole senza Tempo” ha avuto luogo al Museo di Antichità di Torino il 21 aprile 2002 nell’ambito della IV Settimana Nazionale della Cultura.
La presente ricerca è pubblicata nel volume “Il flauto in Italia”, a cura di Claudio Paradiso, edito dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato e presentato all’Accademia Nazionale di S.Cecilia in Roma.
Il flauto e’ stato costruito da Giorgio Pecchioni .

Si ringrazia la Soprintendenza Archeologica per l’Umbria per aver autorizzato la pubblicazione della immagine rappresentante l’urna cineraria del II sec. a.C, custodita presso l’Ipogeo dei Volumni di Perugia.